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Intervista al fotografo e influencer Emanuele Ferrari

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Abbiamo fatto qualche domanda a Emanuele Ferrari, fotografo e influencer, per capire cosa significa lavorare nel mondo della fotografia ed essere attivo sui social media e com’è cambiata la professione con l’evoluzione del digitale.

Come è nata la tua passione per la fotografia? Quando è diventata una professione?

Come tutte le passioni, è nata come un gioco. Fin da ragazzino maneggiavo macchinette fotografiche, mi piaceva scattare fotografie, ma era solo per divertimento. Poi per un po’ ho messo da parte questo interesse che però è rimasto sempre lì, in un angolino del cervello. Ho studiato e fatto altro nella vita anche professionalmente e alla fotografia ci sono arrivato relativamente tardi, superati i 30 anni: a quel punto ero pronto per farlo diventare un lavoro. Ho affittato uno studio, scattavo appena potevo e sono arrivati i primi lavori. L’adrenalina, la voglia di fare, la felicità che provo sul set mi ha fatto capire che quella era la mia strada. 

Cosa ti ispira quando scatti? Cos’è per te il motore della creatività in ogni tuo lavoro?

Dipende dal tipo di scatto, ma la vera creatività è estemporanea, niente di studiato a tavolino. Sei lì e all’improvviso cogli un attimo e sai quel in quell’attivo il tuo pensiero creativo prende forma. Ma allo stesso tempo penso che la creatività vada alimentata: per allenarsi non bisogna mai guardare solo se stessi e il proprio lavoro, bisogna studiare i grandi fotografi e non solo. Bisogna interessarsi di tutti, trasversalmente. Una mente aperta è una mente creativa.


Che rapporto hai con la tua fanbase Instagram? Cosa vuol dire essere un fotografo social?

Direi molto buono, sono alla base del mio successo. Il mondo è pieno di fotografi, ma non tutti hanno un profilo Instagram attivo e che possa contare su più di 400mila follower. Quindi quello che sono oggi è anche merito loro: un fotografo che ha anche un seguito sui social. È un confronto continuo con un platea di spettatori molto ampia, attenta, esigente e negli anni questo confronto mi ha arricchito, come persona e come fotografo. Molte collaborazioni, anche artistiche, sono nate attraverso Instagram.

Quanto è importante oggi la condivisione di contenuti di qualità sui social e sul tuo profilo in particolare? L’autenticità è la chiave per mantenere attenta la tua fanbase?

Penso che sia fondamentale per tutti, soprattutto per chi fa un uso professionale dei social, condividere contenuti di qualità. Ritengo di averlo sempre fatto, ma guardandomi indietro mi rendo conto che all’inizio è facile farsi sopraffare dalle regole del sistema e pubblicare solo quello che sai che piace alla gente.  Oggi ho la maturità e una consapevolezza che mi spingono a pubblicare le foto che piacciono a me e che raccontano nel migliore dei modi il mio lavoro, il mio modo di pensare la fotografia. I miei profili social sono tendenzialmente focalizzati sul lavoro ma, soprattutto nelle stories, condivido anche passioni personali (la Juve) e momenti di vita perché voglio che il mio profilo sia lo specchio fedele della persona che sono. Non voglio piacere a tutti costi. Quindi sì penso che sincerità e autenticità, oltre alla qualità, siano le parole chiave per fidelizzare la propria fanbase.


Cosa pensi dell’evoluzione del mondo dell’influencer marketing, soprattutto post covid. Come è cambiato il tuo lavoro di fotografo e su Instagram?

Il mondo del marketing e della comunicazione è in continua evoluzione ed è giusto che sia così. Gli influencer sono i testimonial 2.0 degli anni ’90. Penso però che il mare dell’influencer marketing sia grande e profondo e che, per sopravvivere e non annegare nella mediocrità, sia fondamentale la qualità: contenuti di valore costanti nel tempo, la competizione è così agguerrita che basta un passo falso per ritrovarsi nel dimenticatoio. I mesi di Lockdown e il distanziamento sociale certamente hanno riscritto il modo di lavorare, le dinamiche. Come in altri settori è cresciuto il consumo di qualità – si beve meno ma bottiglie più di pregio – così anche nella fotografia, si prediligono progetti di nicchia, qualitativi e sono aumentate le campagne con obiettivi sociali e Instagram è lo strumento più efficace per arrivare al cuore (e alla testa) dei più giovani.


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